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P18004 - La psicologia del giudicare

Corso tradizionale sul rapporto psicologico tra il magistrato, sia civile che penale, inquirente o requirente, e il lavoro giurisdizionale. La “solitudine del giudice” sta nel fatto egli deve valutare il fatto secondo diritto, ma anche rapportandosi con la complessa realtà riflessa nel processo. Dunque deve interrogare la sua coscienza, il che chiama in causa la sua morale, la sua percezione della vita, la sua interiorità persino. Deve essere “terzo”, certamente, e dunque limpidamente neutrale, ma al tempo stesso vivere e “sentire” in una dimensione sociale. Distanziarsi dalla realtà, ma al tempo stesso non separarsene. E la realtà non è mai oggettivamente definita: conoscerla è frutto di un complesso rapporto, nel quale entrano in gioco molti fattori, anche e principalmente soggettivi: in definitiva la soggettività stessa del giudice, la sua personalità, le sue emozioni, la sua psiche.

Di qui lo scopo del corso, che è quello di approfondire, con l’aiuto delle scienze cognitive e delle neuroscienze, se e come le emozioni, i meccanismi mentali di carattere intuitivo o i pregiudizi possano influenzare la percezione della realtà processuale, l’apprezzamento delle prove e la psicologia del giudizio. Se, in particolare, la psicologia possa aiutare il giudice ad evitare errori del proprio ragionamento.

Una sessione sarà dedicata ad un ulteriore versante della psicologia nei tribunali, quello della sua capacità di supporto all’organizzazione del lavoro e, tra l’altro, alla gestione dello stress.

Caratteristiche del corso:

Area: comune l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settantacinque magistrati ordinari, dieci magistrati onorari, cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi ai corsi P17020 e P17045.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 24 gennaio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 26 gennaio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

P18002 - Il punto sul rito civile

Il processo civile è ormai divenuto da anni un grande cantiere, caratterizzato da perenni lavori in corso, nell’illusoria convinzione del legislatore che le continue riforme processuali, a costo zero, siano di per sé idonee a consentire la funzionalità del processo e l’effettività della risposta giudiziaria.

Così, solo con riferimento agli ultimi tre anni, il decreto-legge n. 132 del 2014 ha impresso una forte accelerazione verso la degiurisdizionalizzazione, il decreto-legge n. 83 del 2015 ha profondamente innovato le materia esecutiva e fallimentare, mentre il disegno di legge n. 2953/16, recependo una parte dei lavori della cosiddetta Commissione Berruti, mira a riscrivere nuovamente le fondamenta del processo, valorizzando tra l’altro il rito sommario.

La Scuola ripropone Il tradizionale corso sul processo civile anche per il 2018, sia per riflettere sulle ultime novità legislative, sia per tornare a confrontarsi su questioni già note ma ancora controverse.

Nel corso sarà dato ampio spazio al sistema delle cosiddette ADR, e quindi alla mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità, alla mediazione demandata, alla negoziazione assistita, obbligatoria e facoltativa, ed infine alla giurisdizione condizionata in materia sanitaria.

Una specifica sessione sarà riservata alle scelte organizzative, destinate a garantire, tramite l’adozione di buone prassi, una più celere ed efficace definizione dei giudizi e la prevedibilità delle decisioni. Non mancherà una riflessione sull’abuso del processo e sulle tecniche di motivazione dei provvedimenti.

Una relazione specifica riguarderà, infine, anche la materia delle spese di lite.

Caratteristiche del corso:

Area: civile l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: cinquanta magistrati ordinari e trentacinque onorari addetti a funzioni giudicanti civili, nonché cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi al corso P17064.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 17 gennaio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 19 gennaio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

 

P18001 - Pratica del processo minorile civile e penale

L’asistematica introduzione di novità normative in materia di diritto minorile ha creato dibattute questioni, ancor oggi pienamente aperte. In primo luogo, le modifiche normative meno recenti sul riparto di competenze tra tribunali per i minorenni, tribunali ordinari e giudice tutelare, nonostante i ripetuti interventi della Corte di Cassazione, continuano a creare incertezze. Vi sono in effetti rilevanti questioni teoriche ed applicative, soprattutto riguardo alla necessità di garantire l’unità della giurisdizione e di evitare duplicazioni di giudicati provenienti da giudici non muniti di competenze pariteticamente estese. D’altro canto rimangono ancora perplessità sull’estensione e sulle modalità di espletamento dei compiti affidati alla Procura ordinaria in merito agli interventi “de potestate” nell’ambito dei procedimenti innanzi al tribunale ordinario. Ancora, i nuovissimi interventi del legislatore, in applicazione di direttive europee nel settore soprattutto dei minori stranieri non accompagnati, hanno creato nuove competenze in capo alle Autorità Giudiziarie (ratifiche, accertamento dell’età, respingimento), che devono ancora essere pienamente comprese e correttamente attribuite per addivenire ad un sistema omogeneo sul territorio e rispettoso dei diritti fondamentali dei soggetti vulnerabili.

Anche le nuove prospettive sul riconoscimento e mantenimento dei legami affettivi, normate solo in minima parte dal legislatore, registrano diversità di interpretazioni e di soluzioni, spesso connotate da una vera e propria supplenza giurisprudenziale all’assenza di specifiche leggi.

Sul piano del diritto internazionale, risultano ancora in piena evoluzione applicativa gli istituti introdotti dalla Convenzione dell’AJA del 25 ottobre 1980 e dal regolamento CE 2201 del 2003 in materia di sottrazione internazionale dei minori, soprattutto in relazione agli istituti di diritto interno sull’affidamento e tutela dei figli minorenni.

La individuazione e la discussione degli argomenti processuali e sostanziali salienti più urgenti, nella materia minorile, potrà permettere di mettere a fuoco (in chiave critica, ovvero di condivisione) eventuali orientamenti e proposte e da ultimo prassi virtuose. 

I partecipanti affronteranno in sessioni plenarie argomenti di comune interesse, tra i quali spiccano la psicologia del giudizio, specie in riferimento ai casi nei quali il procedimento coinvolge soggetti di età minore, ed il ruolo dei magistrati onorari, con i connessi profili deontologici. Nei restanti ambiti del corso, i partecipanti si ripartiranno per funzioni, trattando con taglio pratico questioni di diritto sostanziale e processuale controverse.

Caratteristiche del corso:

Area: comune l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito, gruppi di lavoro ed eventuale tavola rotonda); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: settanta magistrati minorili ed ordinari, quindici componenti privati dei Tribunali per i Minorenni o delle sezioni specializzate di corte d’appello, cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: saranno postergati rispetto ad ogni altro richiedente coloro che risultino essere stati ammessi al corso P17016.

Sede e data del corso: Scandicci, 15 gennaio 2018 (apertura lavori ore 15.00) – 17 gennaio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

P18003 - Il lavoro nelle cooperative e la cessione di ramo aziendale

La legge n. 142 del 2001, volta a regolare la posizione di socio lavoratore dipendente di cooperativa e modificata dalla legge n. 30 del 2003, è stata oggetto di interpretazioni contrastanti in merito alla duplicità del rapporto sociale/rapporto di lavoro e, in particolare, riguardo alla questione del coordinamento tra le discipline applicabili in caso di cessazione del rapporto associativo e del rapporto di lavoro del socio lavoratore.

 A fronte di un orientamento giurisprudenziale che non è stato univoco, la Sezione lavoro della Corte di cassazione (ordinanze interlocutorie n. 13030/2017 e n. 13031/2017 del 24 maggio 2017) ha investito le Sezioni Unite allo scopo di dirimere i contrasti registrati nell’individuazione delle tutele applicabili in caso di licenziamento. Il quesito essenziale attiene al fatto se al socio lavoratore di cooperativa sia applicabile la tutela dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori ovvero se si applichi il cd. “rito Fornero” o il rito ordinario, e si tratta anche di stabilire quale sia il regime della prescrizione applicabile.

Proprio la duplicità del rapporto sociale/rapporto di lavoro si profila come problematica qualora, ai sensi dell’art. 2112 c.c., come accade frequentemente in alcuni settori produttivi, la cessione di azienda o di ramo aziendale avvenga a favore di una società cooperativa.

Partendo dal dibattito “in fieri” e dagli orientamenti della giurisprudenza, il corso ha lo scopo di fare il punto sulla situazione attuale, per offrire ai giudici nella loro formazione specialistica l’analisi degli istituti rilevanti, affiancata da una disamina sul contesto economico e sugli effetti - giuridici e non – delle decisioni adottate nelle aule di Tribunale.

Caratteristiche del corso:

Area: civile l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali e dibattito); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottanta magistrati ordinari (con funzioni civili e del lavoro), cinque avvocati, cinque funzionari del Ministero della giustizia.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 22 gennaio 2018 (apertura lavori ore 15.00) –  24 gennaio 2018 (chiusura lavori ore 13.00).

P18005 - Disciplina penale degli stupefacenti e diritto vivente: una ricognizione aggiornata

Il corso intende fare il punto sulle principali e più attuali questioni, interpretative ed applicative, riguardanti la disciplina penale in materia di produzione, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ripercorrendo gli ultimi interventi della Corte Costituzionale, l’evoluzione della normativa e quella della giurisprudenza di legittimità.

Si pensi anzitutto al coacervo dei problemi connessi alla struttura ed all’applicazione dell’art. 73 del d.P.R. n. 309 del 1990, ed in particolare alle questioni concernenti il comma 5 della disposizione, la cui applicazione è resa difficoltosa dall’innesto della novella recata dal decreto-legge n. 146 del 2013 e dalla legge n. 79 del 2014, in un contesto precettivo non omogeneo, tanto nella rilevanza accordata alla appartenenza delle sostanze stupefacenti al novero delle cd. droghe pesanti piuttosto che a quello delle cd. droghe leggere, tanto nella progressione sanzionatoria (dalla ipotesi del fatto lieve a quelle ‘non lievi’). Ancora di recente, la Corte costituzionale (sentenza n. 179 del 2017) ha respinto il tentativo di ottenere una sua sentenza manipolatoria che riducesse l’insopportabile discontinuità sanzionatoria tra ipotesi lievi e non, ed adeguasse al principio di proporzionalità i valori edittali delle relative sanzioni. Al tempo stesso, e per altro, ha lanciato al legislatore un “pressante monito”, affinché la disciplina della materia sia innovata, prospettando fin d’ora l’alternativa di una imminente e dirompente sentenza di incostituzionalità dell’attuale disciplina. Tra l’altro, gli interventi della Consulta sul trattamento sanzionatorio, proprio riguardo agli stupefacenti, hanno già determinato imponenti attività di “revisione” delle pene anche in fase esecutiva, ponendo questioni che saranno, a loro volta, oggetto di attenzione.

Il corso si occuperà anche, e com’è ovvio, di questioni diverse, come ad esempio quella dello spazio operativo da assegnare all’art.131-bis cod. pen., quando si tratti del nuovo reato di cui all’art. 73, comma 5, o quella delle ricadute della modifica del sistema tabellare sulla sussistenza dei presupposti per l’applicazione della circostanza aggravante dell’ingente quantità.

Il confronto dei partecipanti nell’ambito dei gruppi di lavoro rappresenterà un’utile occasione di ulteriore approfondimento degli orientamenti giurisprudenziali e delle prassi diffuse negli uffici giudiziari di merito.

Caratteristiche del corso:

Area: penale l

Organizzazione: Scuola superiore della magistratura; durata: quattro sessioni (due giorni e mezzo); metodologia: mista (relazioni frontali, dibattito e gruppi di lavoro); numero complessivo dei partecipanti: novanta; composizione della platea: ottantacinque magistrati ordinari con funzioni penali e cinque avvocati.

Eventuali incompatibilità: nessuna.

Sede e data del corso: Scandicci, Villa di Castelpulci, 29 gennaio 2018 (apertura lavori ore 15.00) –  31 gennaio 2018 (chiusura lavori ore 13.00). 

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