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D20045 Il divieto di bis in idem: punti fermi e profili problematici Corti nazionali e Corti sovranazionali a confronto



Oggetto – Il tema del divieto di bis in idem richiama l’attenzione degli studiosi e degli operatori pratici in una prospettiva che interessa trasversalmente quasi tutti i rami dell’ordinamento giuridico, impegnando con continuità giurisdizione penale, civile ed amministrativa, in un dialogo serrato con la Corte Costituzionale e le Corti sovranazionali.

L’istituto, storicamente funzionale a precludere l’esercizio e la prosecuzione di una nuova azione penale per un fatto già oggetto di un provvedimento penale irrevocabile, ha assunto nuove dimensioni e prospettive a seguito dell’elaborazione della giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le decisioni della Corte EDU, infatti, muovendo dalla premessa secondo cui sanzione “penale” è anche quella che, pur irrogata da un soggetto estraneo al circuito formale della giurisdizione penale, ha comunque finalità punitiva-dissuasiva, hanno determinato un considerevole ampliamento dell’area di operatività del divieto di bis in idem, rispetto alla prospettiva tradizionale, ponendo inoltre nuovi e complessi problemi. In particolare, la “gestione” di questa regola “rinnovata”, incidendo anche su settori come quello tributario e quello della tutela dei mercati, ha comportato non semplici questioni di coordinamento tra le iniziative e le decisioni dei soggetti della giurisdizione penale e le decisioni ed i procedimenti delle Autorità Amministrative, in primis delle c.d. Autorità Amministrative Indipendenti, le quali hanno elaborato anche criteri-guida generali per le loro determinazioni, nonché l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.